Zone de timidité

Il titolo viene dal nome che gli scientifici hanno dato allo spazio vuoto tra le fronde degli alberi della stessa specie: fissure de timidité. Questa distanza dimostra che una comunicazione avviene anche se invisibile all’occhio umano e non ancora spiegabile scientificamente.

Il lavoro aspira a sottolineare le dinamiche di scambio necessarie a tutte le esistenze.

In particolare invita a una riflessione più globale sull’idea di frontiere tra le speci nella relazione tra l’umano e l’ambiente.

Come ascoltare e parlare al mondo vegetale e animale, come interagire con i processi biologici attraverso l’amplificazione dei nostri sensi? La collaborazione con bio-architetti ci permette di creare dispositivi provenienti dal mondo vegetale e animale. Utilizziamo la materia vivente per la costruzione degli oggetti plastici que strutturano la scena: superfici create da batteri come il Kombucha, le tele di ragno come modello di costruzione, il vegetale come risorsa.

I cambiamenti climatici, le urgenze sociali e economiche, ci portano a interrogare e rinnovare le nostre riflessioni e azioni. Scegliamo l’utilizzo di oggetti esistenti e la costruzione di nuovi con materia vivente e materiali di recupero.

Il progetto é anche quello di proporre un nuovo approccio del movimento danzato in simbiosi con i processi naturali (crescita di funghi, filamenti di micelio, processi endogeni). Prendendo come punto di partenza il sistema sensoriale e la complessa architettura dei tessuti congiuntivi, componiamo un dialogo plastico tra le qualità di movimento, l’immagine del corpo e alcune forme biologiche. La scrittura dello spettacolo segue l’interazione con:

un’architettura di bambù integrata di crescita di funghi, i filamenti di micelio che inglobano trame di tessuti, il kombucha che richiama la pelle e i tessuti organici.

La composizione tra architetture, corpo danzante e materie vive, animali e vegetali, sarà una testimonianza militante della continuità degli esseri viventi.

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©thr34d5medialab

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